Studio Ires su salute, sicurezza e infortuni: va sempre peggio per i giovani, le donne e i migranti
05/07/2010

L´indagine “In Regola” dell´istituto di ricerche della Cgil: l´economia sommersa vale 200 miliardi di euro. Un quarto del reddito prodotto non è dichiarato al fisco. Le scarse tutele portano a più incidenti professionali: dati e proposte
FONTE: www.rassegna.it

Circa 200 miliardi di euro, l´equivalente di otto manovre correttive come quella che si sta discutendo in Parlamento, non sono dichiarati al fisco. Un “tesoretto” composto principalmente di lavoro sommerso, che da solo vale il 17% del Pil e coinvolge oltre tre milioni di persone, di cui il 72 per cento nei servizi. Sono alcuni risultati del dossier “In Regola, emersione e legalità per lavoro sicuro”, il progetto del ministero del Lavoro per il quale l´Ires Cgil ha svolto la parte della ricerca in collaborazione con l´Università Link Campus e l´Istituto di formazione Elea.
Il popolo dei senza contratto né tutele, precisa lo studio presentato il 30 giugno a Roma, è talmente vasto che può essere definito “strutturale”, ed è “inevitabilmente destinato ad accentuarsi” nella crisi arrivando a pesare “come un oggettivo fattore di ostacolo alla crescita economica e sociale”. Dal confronto tra le aree considerate (Bari, Napoli, Venezia, Milano e Roma) emerge anche come il mondo del sommerso sia diventato il primo ‘tentacolo´ della criminalità organizzata, fenomeno non più circoscrivibile nelle aree meridionali né limitabile al pizzo, allo spaccio di droga e alla prostituzione. L´ampia indagine dell´Ires, svolta tra il 2008 e il 2010, raccoglie anche le buone prassi riferite a 25 casi d´imprese e azioni selezionate come esempi positivi di contrasto all´irregolarità.
Non solo questione economica. I rapporti di lavoro senza regole sono infatti, tra l´altro, una delle cause dei troppi incidenti sul lavoro (oltre mille le vittime ogni anno) in Italia, dal momento che il sommerso si traduce spesso in una maggiore esposizione ai rischi. Al fenomeno è dedicato un capitolo del volume, curato da Daniele Di Nunzio, che analizza gli effetti dell´alta disoccupazione e dequalificazione tra giovani, donne e migranti. Ecco alcuni dati emersi: nel 2008, 45 lavoratori su mille al di sotto dei 34 anni hanno subito un infortunio, contro i 33 della fascia 35-64 anni e i 25,6 casi tra gli over 65. Ma a rischiare di più sono i migranti: le statistiche parlano infatti di oltre 60 infortuni ogni mille lavoratori stranieri contro i 42,9 circa degli italiani. L´altro dato messo in evidenza dall´Ires riguarda le differenze di genere: tra il 2006 e il 2008 l´incremento dello 0,9% degli occupati maschi si è infatti tradotto in una diminuzione dell´8% nel loro numero d´infortuni; al contrario, il +3,2% del numero di occupati tra le donne è stato accompagnato da un aumento dello 0,5% del numero di infortuni.
Il numero degli infortuni ai danni di lavoratori dipendenti si è ridotto dell´8,4% in quattro anni, è questo è il dato positivo. Tuttavia, il fenomeno per i lavoratori atipici ha seguito un andamento opposto, facendo segnare un incremento del 17,7%. “La distribuzione dei rischi è diseguale - sottolinea Di Nunzio - per cui alcuni individui sono meno tutelati di altri, e sono proprio quelli che occupano le posizioni più marginali nei processi produttivi”. In sostanza, i progressi non toccano tutti alla stessa maniera e lasciano in disparte proprio i soggetti più deboli. Problema che riguarda soprattutto le aziende di piccole dimensioni. “Ciò accade perché occupano posizioni più esterne e marginali nella filiera produttiva - osserva il ricercatore -, per cui questi lavoratori operano in una posizione di subalternità rispetto all´azienda centrale o committente, anche nel mercato nazionale. Non a caso il maggiore tasso d´infortuni si registra nelle aziende piccole e in quelle di tipo artigianale”.
In conclusione alcune proposte. La competitività delle aziende può essere tutelata solo attraverso il superamento del dumping socio-economico che punisce chi tenta di essere virtuoso, lasciandolo ai margini, mentre le posizioni dominanti sono spesso occupate da chi viola le leggi e scarica su altre aziende le proprie responsabilità. “Alla stessa maniera - conclude al riguardo il dossier Ires -, la salute e la sicurezza dei lavoratori può essere tutelata solo attraverso il superamento della marginalità e della frammentazione, mirando a un´affermazione del diritto lungo tutta la filiera produttiva”.
Maurizio Minnucci